Il progetto
I recenti studi condotti dal Centro di Ascolto evidenziano come l’informazione radiotelevisiva in Italia sia orientata o utilizzata per fini elettorali, strettamente politici o per il consolidamento del consenso costituendo, per i cittadini, un veicolo di formazione/indottrinamento piuttosto che uno strumento democratico di informazione e conoscenza.
In particolare le analisi effettuate hanno evidenziato come l’informazione sul crimine venga strettamente legata, dai media, all’immigrazione se non, in alcuni periodi, direttamente alla popolazione Rumena o, esplicitamente alla popolazione Rom presente sul territorio italiano trasmettendo una percezione – riscontrata poi in alcuni sondaggi – di insicurezza se non un vero e proprio terrore.
I migranti e le minoranze di ogni genere, etniche religiose di genere, sono le prime vittime di questa informazione che alimenta una cultura razzista e xenofoba.
Il progetto quindi si prefigge di fornire analisi quantitative e qualitative sull’informazione, con particolare riferimento alle minoranze intese come “gruppo di popolazione che, a causa della sua non uniformità etnica, religiosa, linguistica, culturale o di genere, viene sottoposto ad un trattamento differenziato e diseguale da parte di una maggioranza che si reputa universale e detta la norma” e, più in generale, sullo stato dell’informazione radiotelevisiva italiana in ambito politico e sociale.
IL PERCHE’
Nel 2008 il Centro d’ascolto dell’informazione radiotelevisiva ha condotto una ricerca dettagliata sulla presenza della criminalità nelle principali edizioni dei telegiornali italiani degli ultimi 5 anni.
Dallo studio emerge che le notizie di cronaca nera, cronaca giudiziaria e criminalità organizzata risultano raddoppiate, se non addirittura triplicate, in pochi anni, passando dal 10,4 per cento dell’intera durata dei tg nel 2003, al 23,7 per cento in quelli del 2008. La proliferazione del crimine in tv, tra l’altro, non conosce confini coinvolgendo tanto la Rai (il servizio pubblico radiotelevisivo italiano) quanto Mediaset e La7.
Infatti se nel periodo 2003-2005 la rappresentazione di eventi criminosi si è mantenuta sostanzialmente costante, a partire dal 2006 si è registrata una vera e propria esplosione del tempo dedicato a omicidi e affini, con un ulteriore aumento nel corso del 2007. Nel corso del 2006, in 3 delle 7 testate rilevate (Tg2, Tg5 e Studio Aperto), la cronaca nera è stato l’argomento più in vista, addirittura prima della cronaca politica, mentre nel 2007 oltre 200 volte i fatti di cronaca nera sono stati l’argomento di punta, quello che ha “aperto” i telegiornali.
In particolare nell’analisi, come già evidenziato precedentemente, emerge che l’informazione sul crimine viene strettamente legata, dai media, all’immigrazione o, in alcuni periodi, direttamente alla popolazione Rumena.
Siamo in presenza di dinamiche che, nella letteratura scientifica, sono associate alla costruzione, simbolica e mediata, del nemico e del deviante. Nel 1972, Stanley Cohen pubblica Folk devils and moral panic , una ricerca sulla rappresentazione mediale di due subculture giovanili, etichettate come devianti, i Mod e i Rockers. Talvolta, specifici eventi o gruppi di individui vengono definiti come una reale minaccia ai valori e all’identità collettiva: si crea una situazione di panico morale, aumenta il senso di ostilità nei confronti del gruppo “ostile” che viene spesso etichettato (labelling) come nemico interno o esterno (folk devil), moralmente identificato come “cattivo”.
I media spesso costituiscono un potente volano del panico morale: il ricorso a rappresentazioni stereotipate ed enfatiche delle reali minacce crea un clima di forte mobilitazione emotiva nell’opinione pubblica, fornendo la scena entro la quale esperti, politici, e altre autorità definiscono la condotta dei “folk devils” come antisociale, proponendo analisi e soluzioni possibili.
Appare evidente come, di volta in volta, l’Altro di turno – il “musulmano terrorista”, il “clandestino”, il “rumeno criminale”, il “rom” – incarni nella rappresentazione quotidiana questa figura del deviante e del “folk devil”, giustificando (a partire da questa “alterità” mediaticamente costruita) stigmatizzazione del diverso, provvedimenti politici straordinari, forme di esclusione sociale, fino a prese di posizione e atti apertamente xenofobi.
Tra l’altro il senso di incertezza sembrerebbe non rispondere in modo diretto alle statistiche giudiziarie: secondo una ricerca dell’Istat, presente nel rapporto “100 statistiche per il paese”, i reati che destano più allarme sono il furto in appartamento e quello di automobili, malgrado la curva di questi due crimini segni una netta diminuzione sia nel medio che nel lungo periodo.
Le angosce degli italiani si addensano soprattutto nelle regioni del Nord, anche se il maggior numero dei reati vengono invece consumati nel Meridione. Nel 2005, in Italia, ci sono stati 10,3 omicidi ogni mille abitanti, contro una media europea di 14 omicidi, e 2,5 milioni di delitti denunciati.
Eppure anche i paesi in cui la media di delitti è ben più alta di quella italiana registrano una percezione del pericolo inferiore a quella degli italiani.
Non è un caso, dunque, se l’Istat consiglia di distinguere tra la componente oggettiva dell’insicurezza, rappresentata da comportamenti antisociali o delittuosi, e una soggettiva, costituita dalla percezione dell’allarme sociale da parte della popolazione, e indica l’informazione come uno dei fattori che potrebbero aver contribuito a distanziare ulteriormente queste due componenti.
La criminalità e l’immigrazione, in effetti, ricoprono sempre più una dimensione importante nell’economia dell’informazione italiana, soprattutto di quella televisiva.
Inoltre, monitorare l’informazione dei principali canali televisivi e radiofonici trova una motivazione valida anche dai recenti studi di Hmida, Ozcaglar-Touluse, Fosse-Gomez (2009) che suggeriscono come anche la popolazione immigrata consuma in misura maggiore i media nazionali del paese ospite rispetto ai media “etnici” (cioè prodotti dalle comunità straniere nel nuovo paese). Quindi le rappresentazioni che in questi canali si danno degli stranieri hanno probabilmente un’influenza forte sia che nell’immagine che gli autoctoni si formano degli stranieri sia nelle auto-percezioni delle comunità immigrate.
LE ATTIVITA’
In questo contesto è possibile strutturare un progetto di monitoraggio che preveda l’analisi dei contenuti delle reti televisive e radiofoniche di maggior ascolto, esteso all’analisi dei programmi di fiction, intrattenimento, informazione ed approfondimento informativo e di cronaca, questi ultimi molto consistenti nella televisione italiana e che spesso rappresentano la base della formazione della conoscenza per gran parte dei cittadini italiani.
L’obiettivo di tale progetto è la rilevazione, nel tempo, attraverso lo strumento del monitoraggio e della content analysis, dell’immagine trasmessa dalle reti televisive e radiofoniche nazionali italiane sul mondo dei migranti e delle minoranze in genere o comunque presenti sul territorio, in relazione ai seguenti temi:
- razzismo (episodi ed approfondimenti)
- xenofobia (episodi ed approfondimenti)
- omophobia (episodi ed approfondimenti)
- esaltazione della violenza
- immigrazione
- criminalità legata all’immigrazione
- immagine dei migranti trasmessa
- immagine dei migranti percepita
- questioni di giustizia legati agli immigrati
- delinquenza comune
- cronaca nera
- incitamento alla violenza
Il monitoraggio, per la prima volta, sarà esteso quindi anche al campo della fiction (film e telefilm), ai programmi di intrattenimento e a quelli di approfondimento informativo, con lo studio dell’impatto sociologico sulla formazione della conoscenza e della pubblica opinione.
Un particolare report sarà dedicato alla programmazione di fiction (film e telefilm) al fine di rilevare l’immagine trasmessa dai protagonisti, dal messaggio e dalla sceneggiatura rilevati a partire dalla compilazione di un questionario analitico.
L’analisi sulla rappresentazione delle minoranze nell’informazione radiotelevisiva sarà condotta principalmente attraverso metodi quali l’analisi del contenuto e l’analisi lessico-testuale, accanto a un set di tecniche, quali l’analisi del discorso, più orientate in senso qualitativo, al fine di cogliere in profondità le dinamiche argomentative, le chiavi retorico-discorsive, le costruzioni narrative, nonché la dimensione visuale della rappresentazione delle tematiche in oggetto.
Attraverso una scheda d’analisi del contenuto, l’attenzione si focalizzerà su:
- servizi concentrati sulle politiche e il dibattito politico sulla sicurezza,
- servizi che presentano l’immigrazione come tema,
- servizi che illustrano specifici fatti di cronaca nera e giudiziaria,
- servizi che hanno come protagonisti i migranti e le minoranze;
Infine, si prevede un’analisi lessico testuale dei titoli, dei lanci e degli incipit dei servizi. Nella consapevolezza che la dimensione terminologica gioca un ruolo fondamentale nell’indirizzare le modalità rappresentative dei fenomeni sociali nei media, l’obiettivo è quello di analizzare il linguaggio utilizzato nella rappresentazione dell’Altro, individuando la presenza di “tic” terminologici e narrativi e le relative strategie di labelling utilizzate.
Parallelamente, la ricerca seguirà un’altra direttrice d’analisi, focalizzandosi su alcuni casi di studio. Infatti l’attenzione mediale si caratterizza per l’alternarsi di casi o dibattiti che occupano le prime pagine dell’informazione nazionale per alcuni giorni o settimane, spesso indotti da un singolo fatto di cronaca.
Gli ambiti al cui interno si possono individuare i casi di studio riguardano:
- il dibattito pubblico e l’attenzione nata intorno ad un fatto di cronaca nera o giudiziaria;
- un momento eccezionale di arrivo sulle coste italiane di migranti, rifugiati o richiedenti asilo o ad un incidente;
- la pubblica discussione nata intorno ad una soluzione normativa o ad un provvedimento amministrativo o giudiziario;
- la pubblica discussione nata intorno ad una proposta politica locale, nazionale o internazionale;
- il dibattito pubblico e l’attenzione nata intorno ad una iniziativa legata al mondo della cultura o dello spettacolo nazionale o internazionale.
L’approfondimento di questi casi di studio è mirato a studiare le tipizzazioni dell’Altro, le caratteristiche della tematizzazione, i percorsi della notizia e le “schizofrenie” nei criteri di notiziabilità.
Si intende inoltre di costruire un percorso di ricerca sulle opinioni sui temi dell’immigrazione e sulle connessione tra la formazione di tali opinioni e le rappresentazioni mediali. Avvalendosi di metodologie qualitative (in particolare interviste in profondità e focus group) si cercheranno di indagare i riferimenti specifici e le prassi argomentative dei soggetti e si connetteranno, alla ricerca di possibili correlazioni, con le strategie retoriche e le costruzioni narrative rilevate nel racconto mediale dei temi in oggetto. La gestione dei focus, infatti, prevede, oltre alla “classica” stimolazione verbale, l’ausilio di immagini, brani radiofonici o letture di articoli individuati nelle altre sezioni dell’indagine.
I risultati del monitoraggio, costantemente aggiornato a cadenza periodica, saranno pubblicati su un report cartaceo e su un sito web di riferimento del progetto che accoglierà gli studi, diffonderà le analisi al pubblico degli operatori dei media e del settore (associazioni, organismi internazionali, istituzioni, ecc.) e permetterà l’interazione con gli utenti per eventuali commenti o richieste di approfondimento.
Il progetto sarà integrato con le attività del progetto “RadioRadicale – Osservatorio Rom e migranti” in termini di contenuti e, per quanto concerne le analisi del Centro d’Ascolto, esse potranno essere oggetto di convegni, dibattiti o trasmissioni su Radio Radicale.
Grazie agli archivi storici del Centro d’Ascolto tale monitoraggio sarà realizzato oltre che nel periodo attuale anche in relazione e a confronto con gli anni precedenti consentendo così un parallelo con momenti diversi della vita politica e sociale italiana.
- Reti televisive e radiofoniche monitorate
Le reti televisive e radiofoniche monitorate saranno tutte le emittenti in ambito nazionale che coincidono con quelle di maggior ascolto.
- Canali televisivi nazionali
Reti televisive del servizio pubblico
- Rai Uno
- Rai Due
- Rai Tre
Reti televisive nazionali private
- Mediaset - Rete 4
- Mediaset - Canale 5
- Mediaset - Italia 1
Altre reti nazionali private
- La7
- Canali radiofonici nazionali
Radio del servizio pubblico:
- RAI Radiouno
- RAI Radiodue
- RAI Radiotre
Altre radio nazionali private:
- Radio 101
- RMC Radio Montecarlo
- Radio Capital
- Radio Deejay
- Radio Kiss Kiss
- RTL 102.5
- Radio 105 Network
- Radio Dimensione Suono
- Radio Italia solo musica italiana
- Radio24 – il Sole 24 ore
- M2O
- Virgin Radio
- Tipologie di programmi monitorati
Sulle reti radio-televisive saranno monitorati 24 ore su 24 tutti i notiziari informativi e tutte le trasmissioni di approfondimento indipendentemente dalla fascia di programmazione con riferimento alle seguenti tipologie di programmi:
- Notiziari;
- Talk Show;
- Programmi informativi/approfondimento;
- Attualità (Rotocalchi, Trasmissioni di servizio, Inaugurazioni, Premiazioni, Manifestazioni di piazza);
- Eventi religiosi (con l'esclusione della Santa Messa);
- Messaggi politici autogestiti (come definiti dalla legge n.28/2000);
- Programmi di "comunicazione politica" (come definiti dalla legge n.28/2000).
- Programmi di fiction
Saranno esclusi i soli programmi di intrattenimento e sportivi.
In particolare saranno analizzate 168 ore al giorno di programmazione televisiva e circa 240 ore al giorno di programmazione radiofonica.
- Risultati
Ogni trimestre sarà realizzata e pubblicata su un sito internet dedicato al progetto:
- l’analisi qualitativa dell’immagine trasmessa relativa alle notizie ed alla programmazione di fiction
- l’analisi quantitativa in termini di tempo dedicato ai singoli argomenti in relazione alla programmazione totale e relativo report sugli ascolti medi rilevati dalle singole trasmissioni e, in generale, dagli argomenti trattati
- gli audio-video delle trasmissioni (o parti di esse) oggetto dell’analisi
GLI OBIETTIVI
Scopo del progetto è l’analisi e la valutazione dell’informazione radiotelevisiva nazionale, sia essa di carattere pubblico o privato, di come sono trattati i temi relativi alle minoranze, all’immigrazione ed ai popoli migranti e l’immagine di essi che viene trasmessa attraverso gli strumenti dell’informazione (telegiornali, trasmissioni di approfondimento informativo, ecc.) o dalla fiction.
Il progetto prevede la realizzazione di uno strumento divulgativo di conoscenza dei risultati del monitoraggio sotto forma di sito internet integrato con l’Osservatorio su Rom, Sinti e migranti realizzato da Radio Radicale.
Gli obiettivi specifici del progetto sono:
- Costituire uno strumento di monitoraggio continuo dell’informazione
- Realizzare analisi e documentazioni necessarie per eventuali iniziative politiche o giudiziarie di denuncia o di sensibilizzazione dell’opinione pubblica o delle istituzioni
- Diffondere dati, studi e analisi del monitoraggio.
- Integrare i dati e le analisi con altre ricerche internazionali
- Coinvolgere associazioni ed istituti universitari e di ricerca nell’integrazione degli approfondimenti e delle analisi



